Internet: accidente o destino?

La rete è il più grande “strappo” che l’umanità abbia sperimentato, dopo il fuoco, la ruota, la stampa e la rivoluzione industriale. Il “Fosbury” del XX secolo che apre la strada alla Noosfera.

Earth globe night view with connect lines on deep blue space background.

 

L’idea di una rete informatica che permettesse ai computer di comunicare tra loro si è sviluppata per tappe successive. I primi pensieri sono degli anni cinquanta, degli anni sessanta il progetto Arpanet del Ministero della Difesa degli Stati Uniti, degli anni ottanta lo sviluppo delle tecnologie necessarie a sostenere un moderno concetto di rete e la nascita stessa del termine Internet, degli anni novanta il lancio del World Wide Web.

Nel 1996 sono connessi al web 10 milioni di utenti , nel 2015 il numero sale ad oltre 3,3 miliardi. In venti anni si è assistito ad un salto quantico, ad una rivoluzione, ad un “Fosbury”.

Alessandro Baricco, nelle sue “Palladium Lectures”, cristallizza il concetto di “Fosbury”, restituendoci un codice unico per esprimere uno “strappo” altrimenti difficilmente definibile.

Il termine viene mediato dal mondo dell’atletica leggera, in cui, dopo anni di perfezionamento del salto ventrale, nel 1968 un giovane ragazzo statunitense, Dick Fosbury, arriva alle olimpiadi di Città del Messico e vince la medaglia d’oro con un salto di spalle, quello che poi sarà per sempre definito “alla Fosbury”.

Dice Baricco: “Chiamo Fosbury tutti quei momenti in cui un processo raffinatissimo di perfezionamento di una tecnica, di un gusto, di una espressione, di una intelligenza, di un modo di comprendere il mondo, si spezza d’improvviso per l’avvento di un grande talento e di altre sotterranee, invisibili ragioni e forze che sono all’opera. E, contro ogni logica, in modo apparentemente pericoloso, sfruttando un passo avanti tecnologico, spalanca un mondo nuovo dove immediatamente tutti accorrono, mentre il vecchio mondo si trasforma repentinamente in preistoria”.

Le caratteristiche che accompagnano un “Fosbury” e che ritroviamo tutte nello sviluppo della rete, sono quindi un tratto di illogicità, una percezione di pericolosità ed una innovazione tecnologica. La rete è il più grande “strappo” che l’umanità abbia sperimentato, dopo il fuoco, la ruota, la stampa e la rivoluzione industriale.

Ad oggi internet è talmente totalizzante da poterla forse definire solo per differenza più che per affermazione. E’ linguaggio di comunicazione, è veicolo di conoscenza, è piattaforma di scambio, è struttura portante di un nuovo modello di socializzazione, scoperta, ricerca, commercio, informazione.

Viene quindi naturale domandarsi se questo era l’unico o solo uno dei futuri possibili. Lo sviluppo della rete è cioè un accidente o un destino? Arduo rispondere. Qualche nota di riflessione possiamo però trovarla in alcuni pensieri filosofici.

Essi hanno il potere di farci intuire direzioni e percepire verità, certamente molto alte e distanti dal quotidiano, ma altrettanto ispiranti ed illuminanti.

Se per alcuni la rete è la rappresentazione nella “Matrix” di quell’inconscio collettivo da molti postulato, è particolarmente suggestiva la visione di Teilhard de Chardin. Il punto di arrivo dei suoi studi e della sua visione è la Noosfera, una sorta di “coscienza collettiva” costituita dall’unione delle menti degli esseri umani, che si perfeziona e si concretizza non nell’idea dello sviluppo di individui “superiori”, ma postulando che gli uomini si organizzeranno in reti sociali complesse ed acquisiranno una consapevolezza collettiva grazie alla reciproca connessione. L’ideale punto di arrivo è il “Punto Omega” in cui tutte le singolarità diventeranno uno e l’essere collettivo sarà ricostituito e consapevole di se.

Alcuni studiosi vedono nella rete il processo di avvicinamento alla Noosfera così intesa, incredibilmente preconizzata ben prima della sua nascita, ed è per questo che Teilhard de Chardin è considerato il patrono di internet.

Se così fosse la risposta alla nostra domanda non lascerebbe spazio a dubbi. La rete sarebbe un processo ineludibile ed occorrerebbe imparare a navigare in questo mare.

di Simona Morcellini

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