Nuovi modelli d’innovazione tra Intrapreneurship e Exopreneurship

Nell'ambito dell'open innovation emergono nuovi modelli di business, tra cui emerge la cosiddetta "Exopreneurship".

Three businesspeople discussing and planning concept. Front of glass wall marker and stickers. Startup office.

 

Un processo d’innovazione dinamico ed efficiente costituisce un elemento imprescindibile per la sopravvivenza e lo sviluppo delle imprese e il fattore tempo, inteso come velocità di scaricare a terra e trasformare in vendite i nuovi prodotti e servizi o l’evoluzione degli esistenti, incide in modo sempre più importante sulla sua efficacia e sostenibilità.

Le aziende statiche e conservative sono destinate, nel tempo, a scomparire, sostiene Salim Ismail, Global Ambassador di Singularity University e guru dell’innovazione esponenziale, che, evidenziando i rischi della Technological Disruption, presenta uno scenario in cui, con il mercato in continua ed “esponenziale” evoluzione, tra 10 anni il 40% delle maggiori 500 imprese statunitensi non esisterà più. Tesi suffragata anche dal fatto che la vita media delle aziende si sta continuamente riducendo: oggi si registrano appena 18 anni per le imprese del S&P500.

Fare business diventa infatti ogni giorno più difficile: i consumatori sono alla continua ricerca di prodotti e servizi a maggiore valore aggiunto e prezzi contenuti (value-for-money), il ciclo di vita di questi prodotti e servizi è sempre più breve, i concorrenti diventano ogni giorno più aggressivi e l’esercizio quotidiano di contenimento dei costi, finalizzato all’aumento del profitto per azionisti sempre più ingordi, riduce gli investimenti in ricerca & sviluppo.

In questo contesto fortemente competitivo . Una pratica ormai diffusa è la Corporate Entrepreneurship, spesso associata al concetto di Intrapreneurship come strategia di rinnovamento e miglioramento delle performance in cui il processo di innovazione resta però interno all’azienda. Questo modello prevede, a differenza delle dinamiche tradizionali, l’assegnazione di ruoli delicati e strategici a “dipendenti” che, pur non essendo forse quelli con maggiore esperienza nel campo, sono i più dotati di spirito imprenditoriale, sono motivati, propositivi e generatori di idee. Sono individui che reagiscono positivamente alle nuove sfide, propongono soluzioni pratiche e si impegnano nella loro realizzazione senza farsi inibire dalla paura di sbagliare. Learning by doing e lean startup approach sono le caratteristiche che cercano di trasmettere all’organizzazione di cui fanno parte e che, spesso, “si difende” trincerandosi dietro a processi e procedure consolidate nel tempo che ostacolano la creatività e dilatano i tempi di implementazione dei nuovi progetti.

Al fianco delle grandi aziende e degli imprenditori tradizionali operano oggi sul mercato italiano molte start-up, spesso guidate da founder giovani e basate su tecnologie digitali, in numero crescente grazie alla proliferazione di incubatori e acceleratori d’impresa alla ricerca costante dell’idea giusta da supportare.

Il numero di startup è in endemica crescita anche per necessità in quanto, con un mercato del lavoro caratterizzato da un’offerta superiore alla domanda, rappresentano una delle alternative, a volte l’unica, alla disoccupazione o al precariato per tanti giovani e anche per i meno giovani che hanno le idee e la determinazione per metterle in pratica.

Le startup, in particolare quelle cosiddette innovative, il cui sviluppo è favorito anche dal Piano Industria 4.0 del governo italiano, hanno la caratteristica comune di essere snelle, con poche sovrastrutture o procedure complicate e, normalmente, efficienti, veloci e creative. Nascono per sviluppare idee finalizzate alla produzione e commercializzazione di prodotti o servizi destinati a soddisfare bisogni emergenti spesso riscontrati in prima persona dagli stessi fondatori.

Per velocizzare ancora di più il time to market dell’innovazione, che rappresenta una variabile sempre più strategica per il successo, alcune aziende hanno scelto di puntare, in alternativa o in aggiunta alla Intrapreneurship, sulla Exopreneurship, approccio che estende il paradigma di Corporate Enterpreneurship attraverso logiche di importazione del processo di innovazione dall’esterno.

Nella Exopreneurship, quindi, la componente innovativa viene acquisita al di fuori del perimetro aziendale. Exopreneurship vuol dire, infatti, andare oltre la mentalità dell’azienda in cui viene sviluppata con l’obiettivo di esplorare nuove opportunità di business non tradizionalmente perseguibili attraverso gli schemi interni su cui l’azienda stessa ha basato la propria attività fino a quel momento.

La Exopreneurship introduce nuove opportunità di innovazione a partire da realtà esterne, tipicamente startup, e, pertanto, si contraddistingue per agilità e flessibilità nel rispondere alle specifiche caratteristiche del mercato, trovando la sua area di applicazione più appropriata in contesti altamente competitivi e dinamici in cui la rapidità di accesso al mercato rappresenta un vantaggio competitivo significativo.

La Exopreneurship può essere approcciata in logica:


  • Push: fondando startup di proprietà (Corporate Startup) ma con meno vincoli procedurali e burocratici, con lo specifico intento di affiancare centri di innovazione “non convenzionali” esterni alle strutture ordinarie di ricerca e sviluppo che agiscono con l’approccio tipico delle startup

  • Pull: ricercando sul mercato, in modo più o meno strutturato, startup veloci e creative che sviluppano idee nel settore specifico di interesse, finanziando l’imprenditore e cautelandosi con patti parasociali che garantiscano l’opzione di acquisire la maggioranza del capitale nel caso in cui le idee portate avanti diventino opportunità concrete, portandosi in casa un’innovazione che funziona, in tempi rapidi e a costi contenuti.


Molte grandi aziende stanno lavorando in tal senso, come ad esempio Poste Italiane che ha concesso in comodato ad un acceleratore di startup digitali un spazio di co-working in cambio di una prelazione di investimento nelle startup accelerate di eventuale interesse o Telecom Italia che ha creato un programma interno specifico, TIM WCap Accelerator, che finanzia e accelera startup innovative in aree di business sinergiche alle proprie al fine di una eventuale futura acquisizione.

Esistono quindi diversi possibili approcci, utilizzabili anche in modo combinato, che permettono alle aziende di affrontare il mercato in modo rapido, agile ed efficiente. Approcci che uniscono mindset tradizionale e moderno, grande e piccolo, snello o burocratico, in un’ottica di sinergia virtuosa finalizzata a una gestione efficace dell’innovazione al servizio dello sviluppo e della sostenibilità delle imprese.

di Fabrizio Cannizzaro

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